giovedì 31 gennaio 2019

La storia di Angulimala l' assassino



Questo sutra si trova nel Majjhima Nikaya 86, ed è contenuto nel Sutra Pitaka, il canestro dei Sutra del Canone Pali Buddhista.


In quel periodo, il Buddha e la comunità di monaci e monache risiedevano nel parco di Anathapindika, presso la città di Savatthi, nel regno del Kosala.
Nei pressi della città viveva un assassino chiamato Angulimala. Più volte era apparso uccidendo gli abitanti dei villaggi vicini, devastando le famiglie, facendo cadere la popolazione nella paura.

Un giorno, il Buddha si alzò di buon mattino lasciando il parco dove viveva con i suoi monaci. Decise di recarsi presso Savatthi per la questua, da solo. Amava passeggiare da solo nelle foreste o nei villaggi, conoscendo la popolazione residente.
Siddhartha proseguì per la via e s' imbatté in alcuni pastori e contadini che lo fermarono immediatamente, dicendo lui
« Monaco, non andare per quella via! Troverai il crudele e sanguinario Angulimala che uccide gli uomini e, delle loro dita, si fa delle collane. Neanche gruppi di decine di uomini hanno potuto evitare la morte ». I locali lo avvisarono per tre volte, ma il Buddha decise di proseguire.

Fu così che, addentrandosi nella foresta e giungendo nei pressi del villaggio, alle sue spalle apparse Angulimala, il quale sorrise nel vedere quel monaco, da solo. Meravigliandosi dell' incoscienza di quell' uomo, gli si avvicinò impugnando la sua spada, armato anche di arco e faretra.

« Fermati! Fermati, asceta! » urlò.
Il Buddha, proseguendo nel suo cammino, senza voltarsi, rispose
« Io sono fermo, fermati anche tu »
« Come posso fermarmi, se sei tu a camminare? Io sono fermo, ma sei tu a non fermarti » ribatté Angulimala.
Il Buddha rispose
« Io mi sono già fermato dal causare sofferenza agli altri. Io sono fermo, tu non lo sei ».

Angulimala rise alle parole del Buddha e spiegò che, ormai, era un assassino, aveva ucciso troppe persone e non poteva fermarsi.
Siddhartha, invece, spiegò che, fermandosi, avrebbe evitato di far male ad altre persone ma, proseguendo ad addentrarsi nel mare dell' inconsapevolezza, avrebbe proseguito a camminare nella sofferenza.

Diversi giorni dopo, il Re Pasenadi del Kosala si recò dal Buddha. Uscì con 500 cavalli, seguito e preceduto dai guerrieri che avevano il compito di proteggerlo.
Entrato nel parco di Anathapindiko, chiese di parlare con il Buddha. Fu condotto da lui, e fu al suo cospetto: era seduto nella sua capanna assieme a due monaci, uno dei quali era Ananda, il suo attendente. Il Re immediatamente lo ammonì

« Ieri, degli abitanti di Savatthi mi hanno riferito di averti visto procedere verso il villaggio, nella zona dove vive il terribile assassino Angulimala. Venerabile monaco, ti chiedo di non recarti più, da solo, o assieme ai tuoi monaci, in quelle zone. Angulimala è un assassino violento e pericoloso! Il mio esercito non è mai riuscito a catturarlo e giustiziarlo »

Il Buddha chiese se il Re avesse paura di lui, e questi confermò, elencando alcuni dei terribili delitti di Angulimala. Siddhartha, così, chiese

« Se tu, Re Pasenadi, vedessi un monaco qui, davanti a te, che ha fatto voto di non compiere violenze, di non mentire, di non rubare e di vivere in semplicità, cosa gli faresti? ».
« Lo salutei e gli renderei omaggio, così come ho fatto con te e i monaci che ho incontrato qui »  rispose il Re.
A quel punto il Buddha porse la mano a lato e indicò il monaco seduto accanto
« Questi, Re Pasenadi, è Angulimala l' assassino ».

Il Re Pasenadi fu sconvolto, e balzò in piedi. Si mostrò terrorizzato, spaventato e inorridito. A quel punto, Angulimala disse
« Non avere paura mio Re, non corri alcun pericolo in mia presenza ».

Il Re non ci credette nonostante vedesse, davanti a sè, un uomo con il capo rasato, con la veste arancione dei monaci, seduto in maniera quieta, rilassata, accanto al Buddha, un maestro illuminato.
Decise di chiedere a quell' uomo chi fossero i suoi genitori e di dove fosse originario. Dopo le varie domande, accertò che, quell' uomo, era proprio Angulimala!


Nei mesi a seguire, Angulimala si recò, assieme ad altri monaci, a Savatthi, per la questua giornaliera. Gli abitanti ascoltavano una gatha recitata dai monaci e donavano, se volevano, del riso o altro cibo.
Un giorno, Angulimala si recò da solo al villaggio. Un uomo lo riconobbe, e urlò contro di lui, chiamando gli altri abitanti
« È Angulimala! Si è rasato il capo e travestito da monaco per non essere riconosciuto! ».
Lanciarono lui una zolla di terra, altri una mazza, altri dei cocci di vasi, sino a gettarsi contro di lui quando videro che non aveva reagito né aveva estratto qualche arma.

Il Buddha fu chiamato e si recò sul posto con Ananda e altri monaci. Angulimala era a terra, in un bagno di sangue.
« Sopporta Angulimala » disse il Buddha « Sopporta, di quell' azione che ti procurerebbe molti anni, molti secoli, molti millenni di inferno, tu provi, ora, nella vita, compenso ».


LA MORALE DEL RACCONTO
Il sutra ha una duplice morale: se stiamo commettendo del male, possiamo fermarci in qualsiasi momento. Non è mai troppo tardi per fermarsi dal provocare sofferenza agli altri. Ciò che di brutto abbiamo commesso, ormai appartiene al passato: il passato non può essere modificato, il presente sì.
Il secondo significato è che possiamo iniziare a fare del bene quando vogliamo: non è mai troppo tardi per iniziare a fare del bene.
Non dobbiamo colpevolizzarci per non aver iniziato prima a far qualcosa di buono, ma dobbiamo fare adesso ciò che di buono possiamo fare.

Angulimala si è portato sulle spalle le conseguenze delle sue azioni, ma si è fermato dall' uccidere. Angulimala aveva due possibilità: proseguire ad uccidere altre persone, oppure fermarsi. Fermandosi non ha riportato in vita le sue vittime, ma ha evitato di crearne di altre.
Ha evitato di causare altra sofferenza agli altri ma, contemporaneamente, ha terminato di causare sofferenza a sè stesso perché, una persona che soffre, una persona che non è felice e serena, non va in giro ad uccidere le altre persone.

Quando decideremo di voler inseguire un sogno, un obiettivo o iniziare un progetto, dovremo ricordarci che la vita è adesso, ora, e dobbiamo e possiamo fare oggi qualsiasi cosa desideriamo.
Non leghiamoci al passato, ma agiamo sul presente per crearci un futuro migliore.

La nostra felicità è legata alla felicità altrui, come la felicità altrui è legata alla nostra felicità.

LA FELICITÀ È NELLE TUE MANI


Il Buddhismo non è una religione, il Buddha non era un Dio, non obbligava a credere in una divinità o a seguire i suoi insegnamenti, ma insegnava solo come eliminare la sofferenza.
Ogni giorno ci capita di mettere in pratica il Buddhismo senza saperlo, e questo, per il Buddha, significava seguire i suoi consigli. 
Questo libro non ha lo scopo di spiegare al lettore quanto era straordinario il Buddha, ma quanto straordinari siete voi.
Prendendo come riferimento il Canone Pali, la grande mole di scritti sulla vita di Siddhartha, si approfondirà il vero insegnamento del Buddhismo, scoprendo che non si tratta di una religione, ma di una specie di filosofia che ci invita a comprendere la nostra vita da soli, senza perdere tempo a imparare a memoria certe pratiche, o a purificarci bagnandoci in acque sacre, ma aprendo gli occhi e la mente di fronte alle nostre emozioni quotidiane, affrontandole e raggiungendo la vera felicità.

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mercoledì 16 gennaio 2019

Vigliacco d' un Mafioso - Poesia di Lapenna Daniele


Poesia dedicata a chi ha lottato, lotta e lotterà contro la mafia.Il mafioso è una persona debole, vigliacca, un fifone che opera il suo attacco e fugge via. Sempre. Non è in grado di presentarsi disarmato, perché è un debole.
Le persone forti cadono ma si rialzano. Sono sostenute da tutti e le loro idee sono sempre immortali.

di Lapenna Daniele


Vigliacco d' un Mafioso
di Lapenna Daniele


Ciao, signor Mafioso
lo sai che so chi sei?
Sei così pericoloso
che fai paura anche agli Dèi
non montarti la testa
non voglio complimentarmi
ma rovinarti la festa
pur se vorrai ammazzarmi.

Sistemato l' esplosivo
fuggi via all' istante
il silenzio non più privo
d' un boato devastante
sei lontano e soddisfatto
gioioso e iracondo
orgoglioso del misfatto
idiota a tutto tondo.

Non contento torni in loco
impugnando una beretta
ti avvicini poco a poco
la tua mira è perfetta
un colpo alla testa
al cuore e ai polmoni
fuggi via a far festa
progettando ritorsioni.

Hai visto il tuo attacco?
Attui il colpo e fuggi via
poiché sei così vigliacco
aggirando la polizia
e non vedi la debolezza
l' inutilità della tua vita
la dignità ti si spezza
la stupidità è infinita.

Se sei coraggioso
perché non vieni disarmato?
È un gioco pericoloso
ma la paura ti ha fermato
mentre io ricostruisco
e riparto senza botti
quel che faccio lo finisco
l' importante è che io lotti
mentre tu, sei un fifone
scappi come una preda
non reggeresti la discussione
fa' che io non ti veda
perché mi potrai ammazzare
e il mio corpo sparirà
ma infinito è il lottare
dell' idea di Libertà.


Poesia protetta da Copyright ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni

A questo link
http://www.scrivere.info/poeta.php?idautore=4020  trovate tutte le poesie pubbliche
A quest' altro link, invece,
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lunedì 7 gennaio 2019

Vuoi seguire la vera meditazione? Non stare seduto, ma alzati in piedi


Nel mio ultimo libro "La felicità è nelle tue mani" dove spiego come dovrebbe esser applicato il Buddhismo ai giorni nostri, ho cercato di descrivere la vera utilità della Meditazione nella vita di tutti i giorni anziché quella seduta.

Sono molti a praticare la meditazione seduta o seguire dei trainer facendo sedute di gruppo nel meditare da seduti: controllo della respirazione, rilassamento della mente e del corpo, raggiungimento della serenità.
Non c'è dubbio: la meditazione aiuta a combattere l' ansia, l' agitazione, la tristezza,... ma è davvero la soluzione alle nostre sensazioni brutte e pesanti che ci colpiscono troppe volte?

Come ho riportato nel libro, effettuare anche 2 ore al giorno di meditazione seduta è completamente inutile se non si segue la Meditazione nella vita quotidiana da... in piedi.
MEDITARE IN OGNI ISTANTE
Se dopo due ore di meditazione seduta ti alzi, scendi per strada e perdi le staffe con il primo che incontri, secondo te, è servito a qualcosa stare due ore seduto, respirando in maniera consapevole, rilassandosi?
Se restiamo nel nostro corpo, nella nostra mente e nei nostri pensieri quando abbiamo a che fare con le altre persone non riusciremo mai a comprendere esattamente le cause delle parole e azioni altrui e men che meno delle nostre. Osservare gli altri è fondamentale per capire sè stessi.

La vera meditazione è quella che si applica quando non siamo fermi fisicamente. Anche il Buddha spiegava che sedersi, alzarsi e atteggiarsi a guru o a santo non serve a nulla se si perde il controllo con la prima persona che incontriamo o nella prima situazione difficoltosa che affrontiamo.
Non conteggiando le ore in cui dormiamo, in tutte le altre agiamo secondo dei pensieri: ecco quando dobbiamo meditare!

Se stiamo eseguendo un lavoro, dobbiamo esser presenti mentalmente per non sbagliare o, se sbagliamo, capire che abbiamo sbagliato e come rimediare. Se il datore di lavoro ci si rivolge malamente, anche lì è necessario meditare: comprendere le cause delle parole del nostro superiore, capire se sono dettate da un nostro errore o da un suo pregiudizio o da problemi che si è portato sul posto di lavoro, e soprattutto sapere come agire per evitare di provocare la sofferenza in noi e negli altri. Questo perché l' unico obiettivo che si prefisse il Buddha era quello di eliminare la sofferenza.

Che l' illuminazione - ovvero l' istante in cui capiamo come comportarci, non cadiamo più in preda alla rabbia, trasmettiamo serenità, siamo la gioia - sia alla portata di tutti e sia raggiungibile da soli, senza un maestro che ci dia dei superpoteri, è una cosa che il Buddha aveva detto più volte.

Se vogliamo meditare bene, stiamo seduti il tempo per rilassarci, ma poi rimettiamoci in piedi, camminiamo, parliamo, ascoltiamo e... viviamo al meglio la nostra vita.

di Lapenna Daniele