mercoledì 25 luglio 2018

Ti hanno fatto credere che...


TI HANNO FATTO CREDERE CHE
non devi scomodarti se vuoi mangiare qualcosa, perché ci sarà sempre qualcuno che potrà consegnarti a casa una bella pizza, un panino, un abito, anche se questi è un lavoratore sotto pagato, che dovrà correre anche sotto la pioggia, rischiando la vita per portarti una bella pizza calda.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
non devi attendere troppo per essere servito: meriti un servizio veloce. Ed è così che hanno schiavizzato i lavoratori in ogni ambito, premendo sulla velocità, acuendo il loro stress, per ottenere solo futuri lavoratori malati, depressi e sempre a rischio povertà. Non puoi attendere quando sei in fila al supermercato, e scalpiti dacché non puoi, non devi attendere. Sei una specie di imperatore che ordina ai propri servi, ma non te ne avvedi.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
sei tu a decidere quali prodotti acquistare in ogni negozio, reale o virtuale: "sei libero di scegliere!", dicono. Peccato che i prodotti vecchi scompaiano, la varietà cambi, e spesso ti ritrovi ad esclamare « Quel prodotto buono non lo fanno più, vabé, proverò quest' altro ».I prodotti durevoli scompaiono, e creano quelli che, dopo un po', si rompono. L' economia gira, tu acquisti, loro sfruttano i lavoratori e vendono, tu ti convinci che hai bisogno di quell'oggetto, e il cerchio si chiude.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
è giusto tu non spenda tanto per certi prodotti. È così che ti ritrovi beni che costano poche monete dietro ai quali c'è sempre almeno un lavoratore, spesso minorenne, che con la paga mensile che riceve non può neanche cibarsi ogni giorno. Non ti chiedi come mai quell' oggetto costi così poco, non ti chiedi perché provengano dalle nazioni più povere del mondo, non ti chiedi se, dietro, qualcuno abbia sofferto per fartelo arrivare sino al tuo negozio.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
non sei abbastanza ricco, meriti di più. Eppure hai un lavoro, un' automobile, forse anche una bicicletta, abbonamenti mensili di servizi telefonici, palestra o altro, vai in vacanza almeno una volta l'anno, oppure ti rilassi da qualche parte ogni domenica. Non sei ricco, ma non sei neanche povero. Se ti dicessero che puoi vivere bene con il minimo che possiedi, non sarai più un assiduo consumatore, e qualcuno dovrà di nuovo operare per convincerti di aver bisogno di servizi dei quali non usufruisci.
Ti fai usare, e ti lamenti ogni giorno. Non guardi chi veramente non ha nulla, perché a te manca qualcosa. Sei diventato un individuo affamato di oggetti materiali, privo di ciò di cui avresti realmente bisogno.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
il terreno sul quale cammini sia tuo, e che ciò che gli altri possiedono, non sia loro, ma tuo. Ti hanno convinto a proteggere, con la rabbia e la violenza, un territorio che la Natura ha donato ad ogni essere vivente. Hai occupato un suolo dove vivano animali, e quando questi tornano a invaderlo, urli perché invadono il "tuo" territorio. Il tuo popolo ha depredato i territori di altre nazioni, e ora ti lamenti se questi giungono nella tua nazione perché la loro è in carestia.
Ti hanno convinto che quello è "tuo", e questo è "mio", facendoti diventare così egoista da far schifo anche a te stesso, e infatti non perdi tempo a comprenderlo, altrimenti potresti odiarti.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
è facile diventare ricchi giocando a qualche giochino di pochi euro. Le probabilità per indovinare quei numeri sono così irrisorie che, se tu le capissi realmente (o almeno le accettassi per quel che sono), smetteresti di gettare soldi in quella maniera. Non hanno premuto nel farti studiare la matematica, e neanche si affannano per spiegarti le probabilità di vincita: non devi capire, devi solo spendere denaro illudendoti di diventare ricco, convincendoti che la vera felicità sarà l'essere ricco. Sei un topo in gabbia, e i governanti ridono alle tue spalle.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
è meglio soli che mal accompagnati. È così che hanno spezzettato il popolo, rendendolo debole. Anziché unirsi per un buon vivere comune, ci si uccide e ci si accapiglia come cavie da laboratorio.
Il governante indica, con il dito, il gatto: i due topi sono tranquilli, dacché al sicuro. Però si azzuffano per ottenere più cibo dal loro padrone: questi non dialogheranno e non capiranno che sono in una gabbia, non potranno fuggire ed esser realmente liberi, e non capiranno mai che il vero nemico è chi li ha rinchiusi lì dentro.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
il tuo giudizio è importante. Lo scopo della tua vita non è la ricerca della vera felicità, ma la notorietà. Un selfie sotto il quale ricevi tanti like vale più del dedicare tempo alle persone che non sono felici. I tuoi click permettono a multinazionali che lavorano su internet di arricchirsi e, mentre tu passi il tempo a lamentarti sui social networks, l'azienda si arricchisce ad ogni tuo post. In mano hai un mezzo che può esser usato per confortare ed aiutare anche persone molto distanti da te, eppure non ne sei consapevole.

TI HANNO FATTO CREDERE CHE
è importante guadagnare per sopravvivere, anche facendosi schiacciare e umiliare. Non importa quanto tu venga sfruttato e maltrattato, l' importante è sopravvivere, non morire, e proseguire a reggere il "sistema" che regge l'economia. Spendere, acquistare, usufruire: le parole magiche che permettono, a certi soggetti, di vivere nella più quieta tranquillità.

TI HANNO FATTO CREDERE tante cose, e ti stanno convincendo di tante altre dalla tua nascita sino ad oggi. Non sei veramente libero, ma non lo vuoi ammettere.
Sei convinto che, spendendo liberamente del denaro, tu sia libero, ma non è così.
Sei convinto che non sei abbastanza ricco, nonostante c'è chi non ha neanche un panino da mangiare.
Sei convinto che quello che possiedi sia tuo, anche se il costo della fatica altrui non è equiparato completamente al prezzo che hai pagato per ottenerlo.

Quando urli o lanci insulti contro qualcuno,
quando volutamente non vuoi vedere la realtà,
quando ti convinci di cose che non sono vere,
quando ti lamenti senza confrontarti con gli altri,...
non sei libero. Sei schiavo. Schiavo di chi ti manipola per i suoi interessi.

Esci, guarda la natura, comprendila, e capirai. Solo così sarai libero.

giovedì 12 luglio 2018

Quando sei ignorante, ma sei convinto di non esserlo


Una gran parte degli elettori italiani che si sono recati alle urne il 4 marzo 2018, non sanno niente di politica, non la seguono, o la seguono ma non la capiscono, però credono di conoscerla. Giudicano un partito dal modo di presentarsi del leader: ha il volto pulito, è ben pettinato, ben vestito, parla bene, è educato, non insulta, ma attacca gli altri che, a quanto dice, sono i colpevoli dei miei problemi. Mi piace. Ci sta. O forse no. Ogni partito ha proposto un suo programma elettorale, ma nessuno, neanche chi li vota da anni, lo ha mai letto. Non ce n’è bisogno. Il leader mi piace, e quindi sicuramente anche il suo programma. È ignorante, ma non lo sa. Ignorante è il participio presente del verbo ignorare. Come aggettivo, significa « disconoscere un dato argomento ». Ignorante non è un’ offesa, ma una constatazione. Se tu mi spieghi qualcosa, ma io scopro di non conoscere ciò che mi stai dicendo, io sono ignorante. Se tu mi spieghi, con dovute prove, che la mia idea è errata, ma io non ti credo, alludendo alla tua mala fede, io sono ignorante. Se il leader politico del quale mi sono fidato - perché ben pettinato, viso pulito, parlava bene,... - fa il contrario di quel che aveva promesso, oppure dice falsità, ma preferisco non vedere i fatti perché farebbe crollare tutte le speranze che avevo riposto in lui, lasciandomi senza un ideale politico da seguire, io sono ignorante. Se ti insulto con violenza, ti minaccio di morte, ti perseguito sui social, o persino attuo violenza fisica, sono ignorante. Ma stavolta è un insulto. Gli ignoranti sono persone deboli, che cercano e desiderano un capro espiatorio dei loro problemi, proprio perché si rifiutano di cercarne la vera origine: quando arriva un leader importante che dà loro un nemico, ecco che si sentono in pace con sè stessi. E decidono di seguirlo, lodando ogni parola che esce dalla sua bocca. Lo seguono, gli applaudono, odiano il nemico che il leader ha dato loro, gioiscono, e il loro senso di colpa svanisce.

Sono felici. O forse credono di esserlo.
L’ ignoranza non è una malattia, ma uno status dal quale si può uscire. Basta iniziare a lavarsi ogni giorno con un prodotto a base di umiltà, lavarsi le orecchie per iniziare ad ascoltare di più e parlare di meno, mangiare pane e comprensione al posto del consueto pane e veleno, non insultare chi non sa ma aiutare loro a capire quale sia la verità. Dovremo anche guardare spesso delle bare, o delle lapidi, o foto di defunti, di chi non c’è più, per ricordarci che, un giorno, faremo tutti quella fine. Passare la vita odiando e rovinando la vita agli altri è la cosa più stupida che si possa faren questa breve vita. Quando incontri un ignorante, parlagli con rispetto, perché lui non sa d’ essere ignorante. Quando scopri di essere ignorante, ammetti la tua ignoranza con rispetto, perché non è una colpa essere ignorante.
Lapenna Daniele