mercoledì 27 giugno 2018

Chi odia ha paura,... tanta paura

Ci si odia, ci si insulta e ci si ammazza per delle... stronzate.
Si vive nel proprio odio come in una casetta di montagna nella quale abbiamo acceso un caldo fuoco grazie al camino. Ci sentiamo al sicuro nel nostro odio, ci sentiamo protetti da un mondo esterno pieno di... “buonismo” Quando appare un “buonista”, alcuni di noi estraggono l' odio come una spada, puntandola non per difendersi - il buonista non commette violenze - ma per attaccare. In pratica, chi è armato colpisce chi è disarmato e intenzionato a non combattere. Follia!
Ormai l’ odio si desidera come fosse sesso, o cibo, o alcol, o droga. Ci si sente vivi con l'odio, e si giustificano le proprie parole e azioni con l' odio.
Perché si odia? Si odia perché si ha PAURA, TANTA PAURA. Paura che una verità faccia cadere una nostra idea che sosteniamo vera, ma non lo è. Paura di comprendere che desideriamo vedere soffrire gli altri. Paura di ammettere di essere egoisti e violenti. Paura di accertare che i nostri problemi sono piccolissimi rispetto a quelli altrui. Paura che qualcuno rubi i nostri oggetti, dimenticando che non sono persone. Giustifichiamo l’odio, crediamo e ci convinciamo sia utile. Passiamo le giornate incollando, sulle pareti interne del nostro cervello, l’immagine del nostro odio: pensiamo continuamente a quella persona, a quel gruppo di persone, a quell’evento, e l’odio si accresce. Non stiamo vivendo, stiamo morendo lentamente. Forse, stiamo anche soffrendo. A quel punto odiamo di più, perché pensiamo «Se soffro io, perché non debbono soffrire anche gli altri?» Dimentichiamo troppo spesso che l' odio non cancella le ferite o i problemi.
Odiare gli altri non risolve i propri problemi. L ‘odio uccide e ti uccide.

di Lapenna Daniele

giovedì 21 giugno 2018

Aiutiamoci, anziché farci la guerra

di Lapenna Daniele


Dati alla mano, non è vero che « la maggioranza dei migranti che arrivano in Italia sono delinquenti ». Se si utilizza il ragionamento "non lavorando, delinquono" è lo stesso che si potrebbe applicare agli italiani. Sono troppe le fake news che in questo periodo circolano in rete e che vengono condivise anche se palesemente prive di veridicità.

Il punto è che, un conto è discutere, in maniera costruttiva, sui trattati promuovendo una equa distribuzione dei migranti tra i vari Paesi Europei senza lanciarseli l' un l' altro come fossero palle da biliardo, un altro è incitare all' odio come se ogni migrante portasse violenza e malattie

A settembre 2017 fu stipulato il piano dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) che prevede la presenza di 2,5 migranti ogni mille abitanti. Per invogliare i sindaci, il Governo stanziò 100 milioni da distribuire ai comuni che avessero aperto le porte ai migranti. 
Purtroppo, sino ad oggi, su 8.000 comuni solo 2.600 ospitano i richiedenti asilo, mentre quelli che hanno volontariamente aperto le porte tramite il progetto Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) sono poco più di 1.000. 

È normale che i migranti giungano qui perché, dopo Malta, c'è l' Italia, con le isole siciliane e la Sardegna. E sappiamo anche perché fuggono dalle loro nazioni e cosa abbiano causato Stati Uniti, Francia e Inghilterra in quelle zone: guerre, sfruttamento delle risorse, con conseguente impoverimento delle popolazioni locali, e governi fantoccio messi da loro (in primis USA) per permettere un agevole sfruttamento delle risorse locali. 

Se le nazioni africane sono invivibili, come possono, gli africani, nati e cresciuti lì, desistere dall' andare via? Se le condizioni di vita fossero migliori, andrebbero via dalla loro nazione nel caso desiderassero non spostarsi? 
La questione è molto più complicata del semplice #chiudiamoiporti 
Noi italiani siamo migrati negli Usa, in Germana, in Australia, abbiamo portato la mafia in Canada e Stati Uniti, uccidendo migliaia di persone; abbiamo portato malattie come la tubercolosi che non c'era in quelle zone, vivendo in zone degradate, creando ghetti e vivendo anche da barboni; abbiamo causato problemi perché non conoscevamo la lingua, rendendo difficile la nostra integrazione. 

È bene aiutare le nazioni a migliorare le loro condizioni di vita, specie se la causa è nostra (o dei nostri alleati). Ogni nazione del mondo ha il diritto sacrosanto di vivere decentemente, ogni individuo del mondo merita la libertà e gli essenziali mezzi di sussistenza. 
Nessuno dovrebbe subire violenze da altri esseri umani, dal proprio governo o dai governi altrui. Nessuno di noi vorrebbe subire queste brutte cose ma ognuno di noi sarebbe felice di poter ricevere un aiuto da qualcuno, magari vedendo migliorare la propria vita. Perché no?

Se iniziassimo ad aiutarci, se i Paesi ricchi iniziassero a migliorare la vita di quei Paesi poveri che sfruttano da secoli, forse ci sarebbero meno povertà e meno migrazioni.
Gli individui dimenticano che il potere e il denaro verranno lasciati su questa Terra al momento della morte. A che serve uccidersi per qualcosa che lasceremo ai pòsteri?

di Lapenna Daniele