Il potere della mente


Guardate questa immagine. A impatto, senza ragionarci per più di cinque secondi, cosa rappresenta?
Una situazione reale oppure immaginaria? Mi spiego.
Immaginate che la persona a sinistra, in blu, sia una persona reale, mentre quella a destra, rossa, gigante, come la raffigurazione di un individuo presente solo nella testa della persona blu. 
La situazione cambia notevolmente.

Guardandola in questo modo, sembra che la persona rossa sia nella testa, o meglio, nei pensieri della persona blu la quale non riesce a togliersela dalla mente, soffre, urla, piange, e gli sembra che l'altra, oggetto di odio, sia lì vicino, e sia anche una figura gigante.

BENZINA AL POSTO DELL'ACQUA
Secondo voi, qual è il modo più efficace per dare più potere a una persona?
Semplice, è pensarla continuamente.
Una persona ti ha fatto un torto o pensi ti abbia arrecato danno. Inizi a pensare a quella persona a casa, a lavoro, con gli amici, quando sei in un negozio, quando vedi la TV, quando vai a dormire.
Più pensi a una persona, più essa acquisisce potere. Potere sulla tua mente.
Il pensiero diviene schiavo di quella persona che, nonostante non sia vicino a te, ti sta arrecando danno.
Forse si trova a mille chilometri di distanza, eppure, senza chiamarti al telefono, riesce a causarti danno e a renderti le giornate un inferno. A volte si tratta di una persona morta da anni che però ha ancora potere sulla tua mente, anzi, acquisisce potere per mezzo della tua mente.

Una metafora perfetta che amo usare è quella del combustibile:
quando provi rabbia verso qualcuno, se la pensi continuamente, per più ore al giorno, per più giorni alla settimana è come se stessi spegnendo un fuoco con la benzina anziché con l'acqua.
Siamo umani, dotati di sentimenti, emozioni, azioni e reazioni, e non siamo perfetti. Diffidate di chi dipinge degli umani come esseri perfetti. NON LO SONO.
Siano essi uomini religiosi, storici, santi, del passato o del presente, non sono perfetti. E meno male, direi! Come si può apprendere un insegnamento se non si sbaglia? Come si può affrontare un'emozione se non la si è mai provata? Come si può imparare a gestire l'odio, la rabbia, il risentimento, se non lo si è mai provato? Come si può spegnere un fuoco se non lo si è mai visto da vicino?

LA MENTE CHE DANNEGGIA O CURA
Nell' Upali Sutta contenuto nel Majjhima Nikaya 56 del Canone Pali Buddhista, c'è un dialogo fra il Buddha e un anziano brahmano di nome Nataputta il quale aveva appreso come uno dei suoi discepoli l'avesse abbandonato per seguire gli insegnamenti di quel giovane monaco (all'epoca il Buddha aveva poco più di quarant'anni).
Nataputta sosteneva che, fra l' azione e il pensiero, era più importante, più grave e più dannosa l' azione. È lampante: tu pensi di ferire una persona, ma se lo fai realmente, causi più danni rispetto al solo pensiero di farlo. Ovvio, no?
Il Buddha, però, non fu d'accordo e Nataputta gli chiese come mai non si accordasse con questa tesi così chiara e limpida. Il monaco Gautama, così, gli domandò
« Se tu schiacciassi un insetto accidentalmente, senza intenzione, commetteresti un peccato? ». Nataputta rispose « Se non c'è intenzione, non commetto peccato ». E il Buddha, sorridendo, disse
« Allora, il maestro Nataputta è d' accordo nel ritenere che sia più importante il pensiero dell' azione ». 

E lì, l' uomo rimase meravigliato della risposta ricevuta che lo portò a ragionare sulla sua convinzione: se l'azione fosse stata realmente più grave del pensiero, anche commettere un'azione senza intenzione (come lo sciacciare accidentalmente un insetto) sarebbe risultata grave.
Ecco che azione, parola e pensiero causano tutte e tre lo stesso danno. Se ripensiamo al desiderio o all'avversione comprendiamo che, senza muoverci dalla nostra casa, restando anche sdraiati in un letto, possiamo causare danno a noi stessi solo con il pensiero, riempiendo la mente di cattivi pensieri e nodi mentali che via via si stringeranno ostruendoci la via della consapevolezza. Soffriamo usando solo il pensiero.

Se utilizziamo la mente in modo diverso, invece, ci potremo curare.
Le azioni sono spesso rapide, veloci, improvvise, e causano un danno immediato.
I pensieri sono veloci ma molto spesso sono lenti, lunghi, continui, prevedibili, infiniti, e causano un danno prolungato e senza fine.
La mente è un mezzo potente e, se usata correttamente, ci può guarire, ma se usata in modo errato, ci può causare danni ogni giorno. Daremo la colpa agli altri quando la colpa risiede nell'errato utilizzo della nostra mente. Quel che bisogna fare è pulire la mente.

Pulirla e, per usare un termine moderno, resettarla, ci conduce a un nuovo inizio.
Alla fine, se ci pensiamo, la nostra mente non è altro che un cumulo di idee e pensieri altrui rielaborati da noi: qualcuno (un genitore, un fratello o una sorella, un insegnante, un amico/a, un personaggio pubblico visto in Tv, uno scrittore per mezzo di un libro...) è passato vicino a noi, ha aperto la nostra testa, ci ha ficcato dentro una sua idea ed è andato via.
Ecco cos'è la mente.

Uno degli insegnamenti buddhisti è la meditazione sull'impermanenza.
La vita degli esseri viventi, un oggetto, un cibo, il giorno e la notte, una festa, un momento di gioia, un momento di tristezza, la rabbia, la felicità... tutte queste cose hanno un inizio e una fine.
Se fossimo arrabbiati 24 ore su 24 sarebbe una tortura! Invece la rabbia si affievolisce, e sparisce.
Se evitiamo di gettare benzina sul fuoco della rabbia, essa cesserà perché è impermanente.

La mente è un mezzo potentissimo, forse il mezzo più potente che esista nella nostra vita.
Usiamola al meglio.

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