sabato 26 maggio 2018

Il modo migliore per trovare un ottimo partner o un vero amico? Adattarsi

di Lapenna Daniele



Quanto è difficile trovare una persona con la quale si ha un rapporto tale da riuscire a capire l'altro e farsi capire?
No, non parlo solo dell' anima gemella in amore, ma anche in amicizia.


Quel che ogni persona lamenta, in un qualsiasi momento della propria vita (specialmente quando ha bisogno di persone vicino a sé), è che non esiste una persona che gli somigli o che sia simile in diversi aspetti. Il partner/amico/a della mia vita non esiste: vivrò da solo/a per sempre!

Ci si pone la solita domanda:  
è così difficile trovare una persona simile a noi?

La risposta è semplice:   
 Sì, perché non esiste,
ma possiamo trovarla.

L' ALTRA METÀ
In una mia vecchia poesia che intitolai "Platone non aveva ragione" (qui tutte le mie poesie, in un file gratuito in Pdf), andavo contro la teoria del Simposio di Platone dove si legge che la donna e l'uomo erano paragonati a due metà, dapprima unite (che Zeus divise) che, quando si ritrovano, si uniscono, completandosi. Questo presuppone che le due metà combacino alla perfezione.
Io, invece, nella poesia, paragonai le due persone che si amano (ma anche che si vogliono bene, come nell' amicizia) a due pezzi di plastilina: si incontrano, si plasmano con il tempo sino a unirsi in un modo tale da sembrare un unico pezzo.

Il punto è che non esiste la "metà" che sia perfettamente uguale a noi, in amore o in amicizia, e se passiamo la vita a cercarla, allontanando quelle persone che hanno qualcosa - o più di un qualcosa - in comune con noi, avremo perso una grande occasione di conoscere, forse, una persona che avrebbe fatto al caso nostro.

Quando, nella vita, affrontiamo varie esperienze, varie avventure, ne passiamo di belle e di brutte, cadiamo, ci rialziamo, viviamo gli anni che cambiano sotto i nostri occhi, cosa succede? Che maturiamo, cresciamo, cambiamo in base alle situazioni vissute diventando più consapevoli, imparando a gestire le situazioni ma, soprattutto, adattandoci ai cambiamenti della vita e alle situazioni affrontate.
Così accade quando non si è soli.

lunedì 14 maggio 2018

Art. 416 bis: per ricordare ai mafiosi e agli onesti cos'è un atteggiamento mafioso

 di Lapenna Daniele



Cos'è un' associazione di stampo mafioso?
Qual è l' atteggiamento che può esser definito mafioso?

Qualche giorno fa ho ripreso, sul blog "Il Ventunesimo Secolo" un articolo di un giornalista di Tiscali.it che parlava dell' arresto di due esponenti del clan Casamonica. Questi (il giornalista) spiegava che i metodi utilizzati da questi "signori" non è mafia, ma solo violenza-spettacolo.

Ebbene, non che voglia far polemica, ma, nel mio articolo, ho dimenticato di menzionare un qualcosa che può insegnare, a questo giornalista, cosa sia un atteggiamento mafioso.

L' ART. 416 BIS
Fino al 1982, per far fronte ai delitti di mafia, si faceva ricorso all' art. 416 del codice penale (Associazione per delinquere), ma tale reato risultò debole contro una mafia che, come una piovra, aveva i tentacoli dappertutto, persino in politica, utilizzando metodi coercitivi per arricchirsi e minacciare onesti cittadini.

Il 3 settembre 1982, l'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la successiva reazione di sdegno da parte dell'opinione pubblica, portò il governo in carica [Governo Spadolini II], nel giro di venti giorni, a formulare e introdurre l' art. 416-bis, con la legge n. 646/1982, cercando così di perseguire in modo più incisivo ed efficace il dilagare del fenomeno mafioso.

L' articolo fu arricchito ulteriormente (la parte con la nota 4 e 5, relative alla mafia nella politica e, in particolare, dell' esercizio di voto) dopo la strage di Capaci, del 23 maggio 1992 dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, e la strage di Via d' Amelio, il 19 luglio 1992, dove morì Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

COSA È L' INTIMIDAZIONE
In una parte dell' art. 416-bis si legge che il gruppo di persone attua un atteggiamento mafioso quando si avvale della forza di intimidazione, condizione di assoggettamento e di omertà.
Sull' intimidazione, ovvero (dal dizionario Treccani) «Atto o parole di minaccia, che hanno lo scopo di incutere timore e costringere ad agire o a desistere da un’azione con lo stimolo della paura», vi è una nota esplicativa che riporta «non necessariamente deve esservi il ricorso ad atti di minaccia, deve però sussistere un alone penetrante e avvertibile di presenza intimidatoria e sopraffattrice, frutto di uno stile di vita consolidato nel tempo».

Le minacce, frasi del tipo « Qui comandiamo noi » o « Se chiami la polizia ti spacco la testa » sono frasi da atteggiamento mafioso.

In fondo al post ci sono le note numerate tra parentesi.

venerdì 11 maggio 2018

La felicità è nelle tue mani - Il nuovo libro di Lapenna Daniele

LA FELICITÀ È NELLE TUE MANI


Sinossi:
Il Buddhismo non è una religione, il Buddha non era un Dio, non obbligava a credere in una divinità o a seguire i suoi insegnamenti, ma insegnava solo come eliminare la sofferenza.
Ogni giorno ci capita di mettere in pratica il Buddhismo senza saperlo, e questo, per il Buddha, significava seguire i suoi consigli. 
Questo libro non ha lo scopo di spiegare al lettore quanto era straordinario il Buddha, ma quanto straordinari siete voi.
Prendendo come riferimento il Canone Pali, la grande mole di scritti sulla vita di Siddhartha, si approfondirà il vero insegnamento del Buddhismo, scoprendo che non si tratta di una religione, ma di una specie di filosofia che ci invita a comprendere la nostra vita da soli, senza perdere tempo a imparare a memoria certe pratiche, o a purificarci bagnandoci in acque sacre, ma aprendo gli occhi e la mente di fronte alle nostre emozioni quotidiane, affrontandole e raggiungendo la vera felicità.

Scarica GRATUITAMENTE il Pdf con l' antemprima del libro al link
https://drive.google.com/open?id=1CBitOB91D1jFlD1VPf1sYuTy8jWOdzlD

COME E DOVE ORDINARLO
Puoi ordinarlo direttamente dal sito dell' editore Youcanprint, a questi link:
Cartaceo            ISBN  9788827827871
oppure Ebook    ISBN   9788827827710
Oppure anche da una qualsiasi libreria fisica. Basta che tu fornisca al libraio il nome del libro e dell' autore oppure solo il codice identificativo ISBN. Il libro giungerà alla libreria e lo pagherai senza alcun costo aggiuntivo.

Ordinabile da un qualsiasi store on line (Ibs, Amazon, Libreria Universitaria, etc... )

martedì 8 maggio 2018

Il male è un qualcosa al di fuori di noi stessi, oppure è dentro di noi?

di Lapenna Daniele

Il “male” esiste? Dov’è? È possibile... sconfiggerlo?

Papa Bergoglio, nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, parla del
diavolo. Ammonisce i fedeli con la frase « non dialogare con il diavolo, è il grande bugiardo » e invita a « essere attenti al diavolo ».
Tralasciando il discorso sulla reale identificazione dell’ “entità biblica” del diavolo ma considerando sia inteso come il male e le bruttezze dell’ uomo, la parte che mi trova fortemente in disaccordo è quella nella quale sottolinea che « Con il diavolo non si dialoga, perché lui ci vince, è più intelligente di noi ».
Lo paragona al
cane rabbioso, incatenato, al quale ci avviciniamo, veniamo feriti, e poi ci lamentiamo di esserci fatti male. Ecco perché invita a stargli lontano.

Il problema cade nel fatto di ritenere il male un qualcosa al di fuori di noi stessi, e quindi, un nemico dal quale tenerci lontani e sentirci al sicuro. Purtroppo, il male non è fuori noi stessi, ma dentro di noi, ma non siamo noi il male.
Il male è la conseguenza delle nostre turbe emotive, dei nostri dubbi, del nostro orgoglio, dei nostri rimpianti e rimorsi, della nostra invidia e gelosia, insomma, della nostra sofferenza.

Il nostro male è figlio della nostra sofferenza.

Chi soffre, prova dolore, ma può provare rabbia contro il mondo, gli altri, e agisce per far soffrire le altre persone in modo da poter trovare sollievo: «
Se non riesco a ottenere la felicità, diminuirò la felicità altrui, così da poter vedere la mia sofferenza come una piccola felicità». Stare lontano dal male (o dal diavolo, che dir si voglia), è un modo per fingere che il male (e la sofferenza) non esista. 
Come possiamo comprendere la sofferenza, il male, il dolore, la felicità, se non la proviamo?  
No, il diavolo non è un nemico che possiamo guardare negli occhi e affrontare, oppure evitare fuggendo al sicuro. Il male lo generiamo noi stessi, lo infondiamo negli altri, lo assorbiamo dagli altri, e dobbiamo guardarlo in faccia, scoprendo che è dentro di noi. 
Nel Dhammapada del Canone Pali Buddhista Theravada si trova un passo nel quale il Buddha descrive l’ assenza di Consapevolezza come un carceriere che lo teneva imprigionato nell’ inconsapevolezza.
Comprendendo dov’è il male, chi è il vero diavolo, toccando con mano ciò che ci fa scottare, capiremo cosa provoca la nostra e l’ altrui sofferenza e potremo, finalmente, smettere di “partorire” il male, generando solo la felicità

lunedì 27 febbraio 2017

Il blog che racchiude tutti i blog


Sono nato nella città di Andria (quando nacqui, era in provincia di Bari), il 6 dicembre del 1986. Mi sono diplomato con specializzazione di perito informatico.
Terminata la scuola, dopo esperienze lavorative insoddisfacenti, ho tentato altre strade, in altre città, per poi trasferirmi, qualche annetto dopo, in Sardegna, a Cagliari.

Difficile riuscire a descrivermi con una parola sola.
Ce ne vorrebbero di diverse, e quindi le elenco:
testardo, disponibile, orgoglioso, diffidente, curioso, impertinente, puntiglioso, troppo istintivo o troppo riflessivo, pignolo, ...ma anche tanti altri..

Ho il vizio di non dare peso ai giudizi (e insulti) altrui, ma amo ascoltarli e confrontarli con i miei. Ognuno di noi ha le proprie idee, pregiudizi, il modo di vedere e vivere la vita, ed è interessante poterlo condividere con gli altri, ma sempre senza imporre il proprio punto di vista come sia quello più giusto. 
Caratterialmente sono stato da sempre testardo e orgoglioso, e grazie a questo modo di essere ho imparato che non c'è niente di peggio che non ammettere i propri limiti.

Nel mondo non c'è una cosa giusta e una cosa sbagliata visto che, per noi, un' azione può essere giusta, mentre per un' altra persona no. 

Ho vari motti, e uno di questi è:

« Insegui sempre ciò che desideri fare,
la vita, nel peggiore dei casi, è una sola. 
Perché vivere camminando con il freno a mano tirato?
Sii te stesso, per te stesso, con te stesso »

E ricorda, non dare peso ai giudizi altrui dacché il cervello è come il dentifricio, c'è chi ne usa tanto, chi ne usa poco, e chi non si lava proprio i denti!

Per contattarmi
dankash@hotmail.it