lunedì 17 giugno 2019

Il Governo è una mafia legalizzata


Si dice che un uomo da solo possa cambiare la storia. Forse... non è proprio così.

Quando una persona ha deciso di sovvertire un equilibrio ha dovuto cercare consensi dalle persone perché si può avere anche una buona idea e degli ottimi ideali ma, se non si hanno dei seguaci, si resterà un punto invisibile in un mondo di merda.
Sono tante le persone sconosciute che hanno tentato di ribellarsi o di destabilizzare un equilibrio sofferente per la propria popolazione ma... siccome erano soli, sono morti, dimenticati da tutti.
Henry David Thoreau ad esempio, attuò una disobbedienza civile non pagando una tassa che sarebbe finita per finanziare una guerra: la sua protesta, che oggi sarebbe stata scritta su tutti i giornali, è stata dimenticata, assieme al suo nome.

Quanti anni dopo la morte di una persona che ha combattuto contro un mafioso si sono ottenuti cambiamenti? Uno? Due? Dieci? 
E la situazione odierna è migliorata rispetto a ieri? Ne siete sicuri?

« Se votare cambiasse qualcosa, sarebbe illegale » diceva Emma Goldman, un' anarchica del 19° secolo.
La situazione odierna, comparata con quella di secoli fa, porta a porsi una domanda: 
ha veramente senso farsi uccidere per una società che preferisce un governante che dia lui un pezzo di pane e la garanzia di poter infrangere la legge in cambio di una posizione di potere e rispettivi privilegi?
No. Non ha senso.
Un politico infrange la legge, ma viene comunque osannato e votato: dunque, questo significa che i suoi elettori sono delinquenti come lui, altrimenti non lo seguirebbero. Vi pare?
Gli elettori seguono i politici che rispecchiano il loro modo di essere convinti che faranno gli interessi del popolo. Poveri illusi!
Rubo io (governante) e faccio rubare te (cittadino inutile): entrambi siamo contenti con la differenza che io governante ho la posizione di potere, e posso decidere sulla tua e sulla mia vita. Tu cittadino, non decidi nulla.

Lo scrittore ginevrino Rousseau descrisse il processo storico secondo il quale si creò la proprietà privata portando alle disuguaglianze sociali e alla povertà - economica e morale - dell' essere umano, mentre l' anarchico Proudhon definì la proprietà un furto. Michail Bakunin spiegò che nessun cittadino doveva partire svantaggiato: un bambino che nasceva in una famiglia ricca non aveva avuto la fortuna di nascere nella famiglia giusta ma nello Stato che gli permetteva di usufruire di privilegi ereditati senza fatica.

La mafia lotta per creare la proprietà, per ottenere il possesso, per accumulare la ricchezza, riuscendo a far dimenticare la lotta eterna tra ricco e povero.
No, non sto divagando perché la situazione odierna nei vari Stati del mondo è figlia di equilibri marci e mafiosi che riusciranno sempre a distruggere ogni iniziativa partita da un singolo o da un gruppo di persone.

Il Governo è solo una mafia legalizzata, accettata da tutti
che uccide, ma dice di esser nel giusto
che ti fa soffrire la fame, ma sostiene di tenere al popolo
che ti convince come le loro idee imposte siano giuste, mentre le tue siano sbagliate
che riesce a far passare l' idea che ogni legge sia volontà popolare
che cambia modo di agire, cambia colore, cambia volto, ma lascia i cittadini nelle stesse condizioni
che riesce solo a distruggere, senza creare nulla.

In uno Stato i governanti sono il gruppo di persone meno numeroso, si tratta di quell' 1% che detiene il potere rispetto al 99% della popolazione che sopporta e viene schiacciato ma, se questa popolazione resta frammentata e viene frammentata dagli stessi governanti, questi ultimi riusciranno sempre a tenere in mano il Potere. Se lo passeranno di mano in mano, facendo credere al popolo che tutto sia cambiato, ma si tratta solo di cambiare maschera, mentre la recita sarà la stessa.

lunedì 8 aprile 2019

Felicità e Sofferenza: la vita ha bisogno di entrambe



Perché siamo infelici?
I motivi sono sempre tanti e diversi, ed è difficile annoverarli tutti. O almeno questo è ciò che pensiamo sia vero. In realtà, l' infelicità origina dal fatto di non possedere la felicità tra le mani in ogni istante della nostra vita.
Dunque, siamo infelici perché inseguiamo qualcosa di impossibile. 
La felicità che cerchiamo, semplicemente non esiste.

LA METAFORA DEL BASTONE
Visualizziamo un bastone di legno: possiede due estremità, una destra e una sinistra. Spezziamolo in due: i pezzi ottenuti hanno, a loro volta, un' estremità destra e una sinistra. Spezziamo i due pezzi in legni più piccoli: otterremo stesse estremità. E così, all' infinito.
Cosa significa? Significa che non avremo mai un bastone una sola estremità, così come non avremo mai un' intera vita dove ci accadranno solo cose positive.

La sofferenza è legata alla felicità, ed entrambe si tengono per mano perché una genera l' altra, e l'altra vive per mezzo dell' una.
Ogni nostra azione può produrre diverse conseguenze su di noi, e su tutti gli altri.
Facciamo un esempio: acquistiamo un alimento, come una barretta di cioccolato. Noi siamo felici per il cibo ottenuto, il negoziante sarà mediamente felice, perché forse ha venduto sì, ma meno del giorno precedente; chi ha prodotto la barretta avrà forse una sensazione neutra al nostro acquisto; chi lo ha raccolto, invece, forse ha sofferto perché fatica ogni giorno raccogliendo i semi di cacao, percependo una paga così misera da non potersi permettere neanche il pasto della giornata.

NON C'È UNA VITA SENZA SOFFERENZA, NON C'È SOFFERENZA SENZA VITA
Non vivremo mai una vita senza sofferenza, senza dolore fisico ed emotivo, senza preoccupazioni, senza eventi che capovolgeranno completamente la situazione in atto: tutto è destinato a cambiare.
Basta guardarci intorno e comprendere che niente rimane immutato, dagli esseri viventi sino agli oggetti, per arrivare alle situazioni quotidiane nelle società degli Stati del mondo.

Prima accetteremo il fatto che il momento bello/brutto non sarà per sempre, prima comprenderemo che, per esser felici, sarà necessario gustare ogni attimo della nostra vita.

Stai vivendo un brutto momento? Prima o poi passerà.Stai vivendo un bel momento? Prima o poi passerà anche quello.

Il nostro errore sta nel legarsi troppo al momento bello, credendo sarà eterno, e odiare ogni secondo di vita in cui siamo vicini ad una situazione brutta, pensando andrà via immediatamente.
La sofferenza è un' evento molto utile: quante volte un genitore o una persona più grande ti ha ammonito dal perseguire certe azioni? Tante volte... E quante volte tu stesso hai avvertito gli altri di non perseguire altre azioni poiché dannose? Tante volte... E quante volte sei andato contro quei consigli, sbattendo la testa contro un (metaforico) muro, comprendendo, solo dopo, il tuo errore?

La sofferenza ci fa crescere, ci fa comprendere la vita, ci rende forti e capaci di affrontare le situazioni. Una vita senza errori e senza sofferenze non ci farà mai comprendere la vita. Certo, potremo anche non imparare dagli errori, ma non commetterli ed esser convinti di imparare la vita è come pretendere di comprendere un intero libro leggendo solo la sinossi.
La sofferenza è un modo per comprendere gli sbagli;
la felicità è un modo per esser ricompensato degli sforzi.

Le cose che dovremmo fare dovrebbero essere:
  • accettare l' esistenza della nostra sofferenza/felicità
  • comprendere le vere origini delle nostre sofferenze/felicità
  • agire sulle cause che le generano per far sì che:
    - la sofferenza non venga prodotta di nuovo, o venga prodotta in minore intensità
    - la felicità venga prodotta, e sia duratura

La nostra vita è come quel bastone di legno: per una parte ci vedrà felici, per l' altra ci vedrà tristi.
Curiamo l' estremità della felicità, e smetteremo di soffrire come facevamo sino a ieri.

martedì 26 marzo 2019

Il problema non è il passato, ma l' importanza che gli dai



Ci sono due persone che si chiamano Pauroso e Indifferente.
Un giorno, Pauroso si imbatte in un cane randagio che inizia a inseguirlo senza motivo. Lui inizia a correre per salvarsi da un eventuale morso: sale su un albero, e si salva. Rimane però scosso e, da quel giorno, ogni volta che vede un cane o sente un abbaio, inizia a provare ansia e paura.
Indifferente, un giorno si imbatte in un cane randagio che inizia a inseguirlo senza motivo. Lui inizia a correre per salvarsi da un eventuale morso: sale su un albero, e si salva Da quel giorno impara ad affrontare il pericolo, e il suo interesse verso gli animali rimarrà lo stesso.

La causa dell' ansia che colpisce Pauroso quando sente un abbaio è da ricercare nella razza del cane che lo inseguì? Oppure l' episodio in sè (la fuga e la paura di esser morso dall' animale)? Come mai nella mente di Indifferente l' episodio non è rimasto impresso in maniera così forte?

Siamo diversi. Ognuno ha il suo modo di affrontare la vita, ognuno ha vissuto esperienze diverse, ognuno è cresciuto in un ambiente di un certo tipo, con persone diverse. 

Ma.... 
sono gli eventi a condizionarci 
o l' importanza che gli diamo?



IL PASSATO NON RITORNA...
... o almeno non nella stessa maniera.
Ci sono persone che ricordano perfettamente gli eventi brutti accaduti in passato mostrando però di non aver avuto ripercussioni sulla vita odierna. Questo avviene - stiamo parlando delle persone nelle quali l' indifferenza è genuina, e non una finta accettazione del peso del passato - perché si prende coscienza che il passato è terminato nel momento in cui da "evento presente" ha cambiato la sua natura in "evento del passato".

Qualsiasi stato eccessivo di ansia, di paura, di sospetto, di pregiudizio, di diffidenza non deriva da esperienze passate che ci hanno forgiato la mente, ma dalle stesse esperienze considerate ormai come delle Tavole dei Dieci Comandamenti, ovvero leggi da considerare come giuste, da comparare con l' evento presente e da utilizzare come metro di giudizio verso gli eventi/persone di oggi.

E questo è un modo di agire sbagliato.

Come possiamo prendere un evento passato, avvenuto in circostanze probabilmente non ripetibili, con persone che oggi non ci sono (o, se ci sono, non sono quelle di ieri), con il nostro stato d' animo lontano da quello di oggi, e utilizzarlo come un modello da applicare alle situazioni che viviamo oggi?

Se ci hanno ferito, càpita di dare importanza alla sensazione di sofferenza provata in quel passato: arriviamo così a trasformare la sofferenza passata in rabbia di oggi, impacchettandola e spedendola contro i primi soggetti che ci sembrano dei buoni bersagli.


IL PRESENTE DURA TROPPO POCO, 
IL PASSATO È ETERNO,
IL FUTURO NON ESISTE

La mentalità comune ci porta a collocare il Passato in luogo ben definito, come se fosse lì ad aspettarci, in attesa della costruzione della Macchina del Tempo per poterlo rivivere e, magari, modificarlo.
Il Futuro è nella nostra mente alla stessa maniera: un luogo sconosciuto, ma lì, lontano, pronto a finirci addosso e in attesa di esser vissuto.
E il Presente? Il Presente... forse non esiste: appena arriva, è già andato via. Un secondo e via. È andato. Non riusciamo ad afferrarlo, e siamo quasi convinti sia un luogo spaziale (inteso come luogo fisico, tangibile, e non solo mentale).

Non riusciamo a vivere il Presente perché lo vediamo continuamente andare via. Eppure altre volte ci lamentiamo perché non passa mai (in realtà è passato, visto che ogni presente dura un secondo di tempo).
Il futuro lo attendiamo con ansia, e  quando arriva, passa per un secondo dal Presente, per finire dritto dritto nel passato, diventando quel passato (pardon la ripetizione) che ci causa rimpianti, rimorsi e nostalgie.


LEGATI CON UNA CATENA
Nel mio libro "La Felicità è nelle tue mani" ho inserito una metafora per descrivere il peso che ha il passato nella nostra vita: una catena di ferro legata ad una palla di metallo, pesantissima, che ci trasciniamo dietro per tutta la vita.
Possiamo forse correre in questo modo? Riusciremo a scalare le montagne? Cosa accadrà quando saremo in discesa? E quando incontreremo qualcuno che non ha pesi dietro di sè e non vorrà accompagnarci nel viaggio? Vogliamo veramente proseguire nel cammino con questo ingombro inutile?

Il Passato è accaduto, ci ha ferito, ci ha fatto soffrire: non possiamo cambiarlo ma possiamo ignorarlo, cercando di non dargli l' importanza che non merita.
Il Futuro non c'è ancora, e non possiamo modificarlo perché non è ancora vicino a noi. Ricordiamolo solo quando dobbiamo ricordarci di quel che sarà, ma non viviamolo, perché non esiste ancora.
Il Presente è qui vicino, e desidera che tu lo viva pienamente. È lì e ti guarda, in attesa di darti una mano, ancora una volta, per cadere e rialzarsi, perché la vita è fatta di cambiamenti, di cose brutte, ma anche cose belle.


venerdì 15 marzo 2019

Gli studenti stupidi non esistono



Non è la votazione del docente a fare, di uno studente, una persona intelligente o stupida.
La Comprensione è l' arma che abbatte quel muro che separa le nostre relazioni finendo di suddividerci in individui superiori e individui inferiori. Siamo tutti esseri umani, e tutti abbiamo da dare qualcosa all' umanità



Quando, da bambino, compresi - anche grazie alle valutazioni degli insegnanti - che ogni studente aveva una capacità di apprendimento diversa da un' altro, mi domandai immediatamente se fosse possibile portare tutti ad un unico livello di conoscenza affinché fosse abbattuta quella orribile disparità che divideva la classe in studenti intelligenti e studenti meno intelligenti.

Forse si nasce con una certa indole, ma a me non piaceva vedere compagni di scuola che prendevano brutti voti, che venivano additati a nullafacenti dai docenti e che si sentissero persino contenti di aver preso un voto basso, come se la stupidità fosse un vanto, un dato di fatto come il colore degli occhi: non si poteva cambiare.

E invece no.

Avente forse, in me, già quell' indole anarchica, non accettavo che ci fossero studenti considerati "più stupidi" degli altri. Io, che alle elementari ero il tipo che, terminati gli esercizi di matematica da fare a casa, me ne cercavo degli altri dal libro solo perché amavo la materia, non potevo vedere amici di classe affondare ed esser felici di annegare. No, per me non era giusto.

Gli insegnanti iniziarono ad affiancarmi i compagni meno studiosi, e alle medie il mio miglior amico era proprio un ragazzino che studiava giusto il necessario (forse la legge secondo la quale gli opposti si attraggano vale anche per l' amicizia).
Quando, nel riuscire a svolgere e completare, da solo, un esercizio di geometria esclamò « Ci sono riuscito! Sono belli i problemi di geometria! » sentii di aver raggiunto il mio scopo: la votazione degli insegnanti non decretava la stupidità dello studente.

E mi accadde anche alle superiori, e qui scoppiai a ridere.
In classe spiego al ragazzo i dettagli di una materia (Probabilità e Statistica) e, appena lui apprese la nozione, esclamò (con l' insegnante alla cattedra che stava tenendo due interrogazioni - tenete conto che non vigeva l' ordine neanche durante le spiegazioni del docente) « Allora è così! Adesso ho capito! » indicò l' insegnante e proseguì, ad alta voce « Questa stupida non mi ha fatto capire un c....!» sottolineando la non capacità del docente a spiegare.

Al di là dell' insulto gratuito che poteva esser evitato (ma che denotava la sincerità del suo pensiero), si può comprendere che chi non studia non è perché non ha le doti ma perché, come sottolinea anche lo psichiatra Andreoli, non riesce a catturare l' attenzione degli studenti trasmettendo quell' autorevolezza che permetta loro di farsi rispettare senza obblighi, senza costrizioni.

La persona autoritaria ha un potere, come un' istituzione pubblica (volgarmente "lo Stato") e, senza costrizione, porta all' obbedienza le persone.
La persona autorevole non ha autorità, non può ottenere l' obbedienza, ma può portare a seguirla senza alcuna costrizione.
La differenza è abissale.

Ho sempre esaltato ogni piccolo passo in avanti dell' amico che comprendeva una nozione, ho sempre sottolineato l' errore commesso come insignificante anche se mai da ignorare, ho sempre esclamato, più e più volte, « Lo vedi che non sei stupido? » e tutte le volte mi trovavo davanti ad un' espressione che era un misto di soddisfazione e stupore che però si trasformava, alcune volte, in malinconia, come se avessero ripensato al tempo gettato via nel non studiare.

Io non sono un docente, non ho una laurea in scienze dell' educazione, non ritengo di avere doti straordinarie ma un merito concedetemelo: la comprensione.
Se vogliamo esser compresi dagli altri, dobbiamo parlare e chiedere aiuto; se vogliamo comprendere gli altri, dobbiamo ascoltare e prenderli per mano.
Molto spesso anche noi abbiamo bisogno di aiuto: aiutando gli altri aiutiamo noi stessi, comprendendo cosa serve agli altri e cosa serve a noi stessi.

Intelligenza non è conoscere il moto di rivoluzione terrestre, o la data esatta della Rivoluzione Francese ma, come riporta la definizione del termine, avere la « capacità di pensare, comprendere e spiegare tutto ciò che abbiamo intorno; la capacità di elaborare i modelli astratti e tangibili della realtà, farsi comprendere dagli altri, giudicare oggettivamente i fatti, sè stessi e gli altri ».

Saremo diversi uno dall' altro, esteriormente e interiormente, ma nessun individuo può sentirsi o può esser decretato come superiore agli altri.
Personalmente ritengo che ogni individuo ha qualcosa da dare al mondo e agli altri, nonostante abbia caratteristiche che lo rendano gli facciano credere di esser "inferiore".


domenica 17 febbraio 2019

Quando "il Cittadino" diviene un Governante


Se, a governare una nazione, ci fossero degli individui considerati, da tutti, come i migliori, i più intelligenti, capaci, saggi, coraggiosi, più attivi, non si avrebbe, forse, una società migliore?

Questo interrogativo è stato posto da una gran mole di pensatori nel corso della storia tra i quali, restando non molto distanti dal nostro secolo, anche da Michail Aleksandrovic Bakunin, uno dei padri fondatori dell' Anarchia.
Bakunin si pose la domanda nel suo "La libertà degli uguali" (1873) e trovò la risposta che fu: 
"No, non è possibile". E spiegò il perché.

I (PRE)SCELTI DAL POPOLO
Se una parte della popolazione (in genere, la maggioranza di coloro che sono attivi nella vita politica della società, anche solo come elettori) riconoscesse un gruppo di persone come le migliori, come le più adatte a governare per via di certe qualità (tra le quali non vi è la loro posizione sociale), significa che già si sta dividendo la società in categorie. Suddivisione che andrebbe contro natura imposta da un gruppo di persone che è riuscita a convincere gli altri di essere i migliori. Ma andiamo avanti.

Queste persone, all' inizio, quando ancora non sono governanti, si comporteranno come si comportavano prima, ovvero da normali cittadini quali sono, convincendo quelli che sono "rimasti fuori" che è bene affidarsi a loro. Ma, dopo esser saliti al potere, credendosi, appunto, i migliori, i prescelti dal popolo, coloro che dovranno dar voce ai cittadini, inizieranno a comportarsi esattamente come i governatori che li hanno preceduti. Se non peggio.
La stessa cosa è avvenuta in Italia negli ultimi 6 anni. Bakunin l' aveva previsto.

Bakunin prosegue scrivendo 
« Poiché [questi cittadini "migliori"] vengono dalla massa del popolo, dove si suppone siano tutti uguali, essi non costituiscono ancora una classe separata, ma un gruppo di uomini privilegiati soltanto dalla natura, e per questa sola ragione eletti dal popolo ».
E qui casca l' asino: ecco dunque una società già divisa in due categorie, anche se non ancora in due classi.
La prima fazione vede la maggioranza dei cittadini della nazione che, liberamente, si sottomette al governo che ha eletto, il governo dei "migliori elementi del popolo". L' altra è composta da questi "migliori", riconosciuti e accettati dal popolo stesso, ai quali sarà affidato il compito di governare.

Questa parte sembra scritta nel 2013, ma invece è del 1873, dello stesso libro di Bakunin:
« Essi [i "migliori"] non richiedono ancora nessun privilegio, né speciali diritti, tranne quello di espletare, secondo la volontà popolare, le speciali funzioni loro affidate. Inoltre, essi non sono in alcun modo diversi dall' altra gente » 
ma, come prosegue, questa uguaglianza avrà vita breve.
« Nulla è più pericoloso, per la moralità personale di un uomo, dell' abitudine al comando. Gli uomini migliori e più intelligenti, privi di egoismo, generosi e puri, sempre e inevitabilmente saranno corrotti dall' esercizio del potere »
è la spiegazione di Bakunin arrivando a sentenziare che, l' esercizio di potere, non mancherà di produrre « disprezzo per le masse e, per l' uomo che regge il potere, un esagerato senso del proprio valore ».

Ciò che penseranno questi "migliori" dopo esser saliti al potere sarà (testo preso, senza modifiche alcune, dal libro di Bakunin):
"Le masse, nell' ammettere la propria incapacità di governare se stesse, mi hanno eletto come loro capo. Nel far ciò hanno chiaramente proclamato la loro inferiorità e la mia superiorità. E in questa grande folla di uomini, tra i quali non riesco a trovare quasi nessuno che sia mio eguale, io sono il solo capace di amministrare gli affari pubblici; il popolo ha bisogno di me, non può andare avanti senza i miei servizi, mentro io basto a me stesso. Essi devono dunque obbedirmi per il loro bene, e io, degnandomi di comandarli, creo la loro felicità e il loro benessere".
DA SEMPLICE CITTADINO A GOVERNANTE
Senza entrare nei particolari, penso che tutti noi abbiamo visto con il "governo dei cittadini" dove siamo andati a finire: abbiamo creato una classe di privilegiati che, anche violando la legge, sostiene di non aver violato nulla e persino di rivendicare i propri diritti.
Questi "migliori" affermano di esser sempre dalla parte dei cittadini (tutti), che i cittadini vengono prima di tutto, sostengono di "lavorare" per il bene della nazione, che i cattivi sono sempre e solo gli altri (ma gli altri sono cattivi quanto loro, solo che hanno più esperienza in merito e riescono ad attuare iniziative malevoli senza farsi scoprire dal popolo) e che solo loro sono in grado di trovare la soluzione per aiutare tutti. Riescono anche a convincere di esser rimasti "semplici cittadini" com' erano, e i loro seguaci ci credono pure, anche se le prove dicono il contrario.
Ma il popolo ha fiducia in loro, e non può smettere di seguirli perché, seguendo la delusione e la realtà dei fatti, dall' altro lato si troverebbe da un lato il precipizio e dall' altro i vecchi governanti, creduti persino peggio del peggiore dei cittadini.

Il potere corrompe l' animo umano. Il denaro inietta, nella mente, l' idea di esser il padrone del popolo quando, nello stato di natura, un individuo ha, come padrone, solo sè stesso
Noi siamo padroni di noi stessi e nessuno, sottolineo, nessuno si dovrebbe arrogare il diritto di imporci cosa fare e cosa non fare
Un individuo sano mentalmente, consapevole, coscienzioso, umile e altruista, sa cosa sia giusto, sa cosa sia sbagliato, sa cosa non vuole facciano a lui, sa cosa sarebbe deplorevole fare agli altri.
Un individuo sano, e ben istruito, non causa guerre, non uccide, non depreda, non sottrae beni, non sfrutta le persone, non distrugge il luogo dove vive.
Un individuo sano non ha bisogno di padroni.
Un individuo sano è Anarchico.



venerdì 15 febbraio 2019

Non sono Buddhista. Pratico il Buddhismo



Non si è Buddhisti. Si pratica il Buddhismo.
Il seguire un sentiero che conduca alla perfetta Consapevolezza Interiore è una pratica quotidiana che non richiede l’ appartenenza ad un qualche gruppo o fazione.
Se si pratica tutti insieme, si è come una famiglia, ci si aiuta, si chiacchiera, ci si ascolta, ma non ci si identifica con “il gruppo” in quanto appartenenza ad una categoria superiore.
Chi pratica il Buddhismo non è un Dio, né un guru, né un saggio, né un individuo superiore agli altri, ma semplicemente una persona che è alla ricerca dell’ estirpazione della Sofferenza dalla propria e dalla mente altrui.
Una specie di pellegrino in costante ricerca.
Chi dice « Sono Buddhista » si identifica con un qualcosa, ma sono tante le persone consapevoli che mettono in pratica il Buddhismo senza conoscere nulla riguardo l’insegnamento del Buddha.
Nel Dhammapada del Canone Pali Buddhista c’è una piccola serie di versi che recita così:
« Chi è profondo conoscitore del Dharma [insegnamento del Buddha]
ma non lo mette in pratica
è uno stolto che si crede saggio.
Chi non conosce nulla del Dharma,
ma vive trasformando l’ odio, la rabbia, la confusione, la paura e la tristezza
generando, in sè e negli altri, solo gioia e felicità
è un saggio ».
Buddha non era un Dio, ma un uomo comune, che al termine della sua vita è morto.
Seguire il Buddhismo non ti eleva a creatura migliore degli altri perché, se fosse così, l’insegnamento stesso del Buddhismo verrebbe distrutto.
Il Buddhismo è uguaglianza, rispetto, gioia, felicità, consapevolezza, ponderatezza.
Puoi chiamarlo Buddhismo o in altra maniera, ma se vivrai cercando di evitare e distruggere, in te e negli altri, brama, confusione, rabbia, orgoglio, agitazione, paura, avidità, rimorso, rimpianto, anche tu starai perseguendo la strada verso la Consapevolezza.
Il vero scopo non è l’ obiettivo - se mai lo si raggiungerà - ma il cammino che ti forgia, he cti farà cadere, ti farà rialzare più forte di prima e ti insegnerà cose che ti regaleranno gioiala stessa gioia che potrai trasmettere agli altri, eliminando definitivamente la sofferenza.



Perché sono Anarchico



Sono anarchico perché nessun uomo, qualsiasi sia il suo ruolo all' interno della società, deve arrogarsi il diritto di comandare e decidere su un altro uomo.

Sono anarchico perché tutti noi abbiamo passato troppi secoli ai piedi dei governatori, la maggior parte dei quali tiranni, ladri, bugiardi, assassini e dispotici.

Sono anarchico perché desidero una vita libera, sana e stimolante per l'individuo, ripudiando le guerre, le violenze e l' oppressione contro un qualsiasi popolo della Terra.

Sono anarchico perché ripudio il culto del danaro e della società costruita su un ideale falso come la convinzione che il benessere mentale derivi dal possesso di denaro.

Sono anarchico perché uno Stato non aiuta mai tutti i cittadini, ma ne taglia fuori sempre qualcuno.

Sono anarchico perché il lavoro dovrebbe essere un piacere oltre che un' utilità, e nessun lavoratore dovrebbe subire l' oppressione di un altro individuo o da parte di un gruppo di governatori che si arrogano il diritto di decidere cosa sia giusto per noi.

Sono anarchico, perché sono contro questo sistema corrotto che arricchisce e dà benessere ai ricchi e impoverisce e crea ulteriore e continua sofferenza ai poveri.

Sono anarchico perché non dovrebbe esistere alcuna scala gerarchica: niente forze armate, niente generali, nessun re e nessun presidente.

Sono anarchico perché sono convinto che, se ogni individuo avesse una vita felice e non vivesse nell' oppressione, non farebbe del male ad un altro individuo e, di conseguenza, non ci sarebbe bisogno di alcuna legge, di alcun governatore e di alcuna forza militare.

Sono anarchico perché sono convinto che basti collaborare per autogestire, tutti assieme, i mezzi di produzione, distruggendo, definitivamente, il ruolo "padrone".

I nostri capi di Stato opprimono il “loro” popolo. Ci danno un altro uomo come nemico, creano guerre tra gli individui e poi appaiono come risolutori delle situazioni tragiche da loro stessi create.
La nostra società vacilla poiché è costruita su bugie, paura, leggi sbagliate, ricompense e punizioni.

Sono riusciti a manipolare le menti e convincere che Anarchia è sinonimo di caos
Invece, 
Anarchia significa Ordine, Rispetto, Libertà, Uguaglianza e Giustizia.

Sono anarchico perché credo nell' essere umano come individuo.

Ogni individuo ha gli stessi diritti di un altro individuo, né più, né meno.
Ogni individuo non ha obblighi, non ha doveri perché, grazie all' educazione data da una società sana ed autogestita, sa bene che ogni persona merita il rispetto, la libertà e il benessere.

Si ha un dovere quando si vuol obbligare a perseguire qualcosa che, di norma, non si ha voglia di seguire.
Senza privilegi e senza discriminazioni si avrà una società senza odio, immune dalla malattia dell' invidia, del risentimento, della rabbia e della violenza. Una società dove individuo sa che la sua felicità è la felicità altrui.

Anarchia è Giustizia.


giovedì 31 gennaio 2019

La storia di Angulimala l' assassino



Questo sutra si trova nel Majjhima Nikaya 86, ed è contenuto nel Sutra Pitaka, il canestro dei Sutra del Canone Pali Buddhista.


In quel periodo, il Buddha e la comunità di monaci e monache risiedevano nel parco di Anathapindika, presso la città di Savatthi, nel regno del Kosala.
Nei pressi della città viveva un assassino chiamato Angulimala. Più volte era apparso uccidendo gli abitanti dei villaggi vicini, devastando le famiglie, facendo cadere la popolazione nella paura.

Un giorno, il Buddha si alzò di buon mattino lasciando il parco dove viveva con i suoi monaci. Decise di recarsi presso Savatthi per la questua, da solo. Amava passeggiare da solo nelle foreste o nei villaggi, conoscendo la popolazione residente.
Siddhartha proseguì per la via e s' imbatté in alcuni pastori e contadini che lo fermarono immediatamente, dicendo lui
« Monaco, non andare per quella via! Troverai il crudele e sanguinario Angulimala che uccide gli uomini e, delle loro dita, si fa delle collane. Neanche gruppi di decine di uomini hanno potuto evitare la morte ». I locali lo avvisarono per tre volte, ma il Buddha decise di proseguire.

Fu così che, addentrandosi nella foresta e giungendo nei pressi del villaggio, alle sue spalle apparse Angulimala, il quale sorrise nel vedere quel monaco, da solo. Meravigliandosi dell' incoscienza di quell' uomo, gli si avvicinò impugnando la sua spada, armato anche di arco e faretra.

« Fermati! Fermati, asceta! » urlò.
Il Buddha, proseguendo nel suo cammino, senza voltarsi, rispose
« Io sono fermo, fermati anche tu »
« Come posso fermarmi, se sei tu a camminare? Io sono fermo, ma sei tu a non fermarti » ribatté Angulimala.
Il Buddha rispose
« Io mi sono già fermato dal causare sofferenza agli altri. Io sono fermo, tu non lo sei ».

Angulimala rise alle parole del Buddha e spiegò che, ormai, era un assassino, aveva ucciso troppe persone e non poteva fermarsi.
Siddhartha, invece, spiegò che, fermandosi, avrebbe evitato di far male ad altre persone ma, proseguendo ad addentrarsi nel mare dell' inconsapevolezza, avrebbe proseguito a camminare nella sofferenza.

Diversi giorni dopo, il Re Pasenadi del Kosala si recò dal Buddha. Uscì con 500 cavalli, seguito e preceduto dai guerrieri che avevano il compito di proteggerlo.
Entrato nel parco di Anathapindiko, chiese di parlare con il Buddha. Fu condotto da lui, e fu al suo cospetto: era seduto nella sua capanna assieme a due monaci, uno dei quali era Ananda, il suo attendente. Il Re immediatamente lo ammonì

« Ieri, degli abitanti di Savatthi mi hanno riferito di averti visto procedere verso il villaggio, nella zona dove vive il terribile assassino Angulimala. Venerabile monaco, ti chiedo di non recarti più, da solo, o assieme ai tuoi monaci, in quelle zone. Angulimala è un assassino violento e pericoloso! Il mio esercito non è mai riuscito a catturarlo e giustiziarlo »

Il Buddha chiese se il Re avesse paura di lui, e questi confermò, elencando alcuni dei terribili delitti di Angulimala. Siddhartha, così, chiese

« Se tu, Re Pasenadi, vedessi un monaco qui, davanti a te, che ha fatto voto di non compiere violenze, di non mentire, di non rubare e di vivere in semplicità, cosa gli faresti? ».
« Lo salutei e gli renderei omaggio, così come ho fatto con te e i monaci che ho incontrato qui »  rispose il Re.
A quel punto il Buddha porse la mano a lato e indicò il monaco seduto accanto
« Questi, Re Pasenadi, è Angulimala l' assassino ».

Il Re Pasenadi fu sconvolto, e balzò in piedi. Si mostrò terrorizzato, spaventato e inorridito. A quel punto, Angulimala disse
« Non avere paura mio Re, non corri alcun pericolo in mia presenza ».

Il Re non ci credette nonostante vedesse, davanti a sè, un uomo con il capo rasato, con la veste arancione dei monaci, seduto in maniera quieta, rilassata, accanto al Buddha, un maestro illuminato.
Decise di chiedere a quell' uomo chi fossero i suoi genitori e di dove fosse originario. Dopo le varie domande, accertò che, quell' uomo, era proprio Angulimala!


Nei mesi a seguire, Angulimala si recò, assieme ad altri monaci, a Savatthi, per la questua giornaliera. Gli abitanti ascoltavano una gatha recitata dai monaci e donavano, se volevano, del riso o altro cibo.
Un giorno, Angulimala si recò da solo al villaggio. Un uomo lo riconobbe, e urlò contro di lui, chiamando gli altri abitanti
« È Angulimala! Si è rasato il capo e travestito da monaco per non essere riconosciuto! ».
Lanciarono lui una zolla di terra, altri una mazza, altri dei cocci di vasi, sino a gettarsi contro di lui quando videro che non aveva reagito né aveva estratto qualche arma.

Il Buddha fu chiamato e si recò sul posto con Ananda e altri monaci. Angulimala era a terra, in un bagno di sangue.
« Sopporta Angulimala » disse il Buddha « Sopporta, di quell' azione che ti procurerebbe molti anni, molti secoli, molti millenni di inferno, tu provi, ora, nella vita, compenso ».


LA MORALE DEL RACCONTO
Il sutra ha una duplice morale: se stiamo commettendo del male, possiamo fermarci in qualsiasi momento. Non è mai troppo tardi per fermarsi dal provocare sofferenza agli altri. Ciò che di brutto abbiamo commesso, ormai appartiene al passato: il passato non può essere modificato, il presente sì.
Il secondo significato è che possiamo iniziare a fare del bene quando vogliamo: non è mai troppo tardi per iniziare a fare del bene.
Non dobbiamo colpevolizzarci per non aver iniziato prima a far qualcosa di buono, ma dobbiamo fare adesso ciò che di buono possiamo fare.

Angulimala si è portato sulle spalle le conseguenze delle sue azioni, ma si è fermato dall' uccidere. Angulimala aveva due possibilità: proseguire ad uccidere altre persone, oppure fermarsi. Fermandosi non ha riportato in vita le sue vittime, ma ha evitato di crearne di altre.
Ha evitato di causare altra sofferenza agli altri ma, contemporaneamente, ha terminato di causare sofferenza a sè stesso perché, una persona che soffre, una persona che non è felice e serena, non va in giro ad uccidere le altre persone.

Quando decideremo di voler inseguire un sogno, un obiettivo o iniziare un progetto, dovremo ricordarci che la vita è adesso, ora, e dobbiamo e possiamo fare oggi qualsiasi cosa desideriamo.
Non leghiamoci al passato, ma agiamo sul presente per crearci un futuro migliore.

La nostra felicità è legata alla felicità altrui, come la felicità altrui è legata alla nostra felicità.

LA FELICITÀ È NELLE TUE MANI


Il Buddhismo non è una religione, il Buddha non era un Dio, non obbligava a credere in una divinità o a seguire i suoi insegnamenti, ma insegnava solo come eliminare la sofferenza.
Ogni giorno ci capita di mettere in pratica il Buddhismo senza saperlo, e questo, per il Buddha, significava seguire i suoi consigli. 
Questo libro non ha lo scopo di spiegare al lettore quanto era straordinario il Buddha, ma quanto straordinari siete voi.
Prendendo come riferimento il Canone Pali, la grande mole di scritti sulla vita di Siddhartha, si approfondirà il vero insegnamento del Buddhismo, scoprendo che non si tratta di una religione, ma di una specie di filosofia che ci invita a comprendere la nostra vita da soli, senza perdere tempo a imparare a memoria certe pratiche, o a purificarci bagnandoci in acque sacre, ma aprendo gli occhi e la mente di fronte alle nostre emozioni quotidiane, affrontandole e raggiungendo la vera felicità.

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mercoledì 16 gennaio 2019

Vigliacco d' un Mafioso - Poesia di Lapenna Daniele


Poesia dedicata a chi ha lottato, lotta e lotterà contro la mafia.Il mafioso è una persona debole, vigliacca, un fifone che opera il suo attacco e fugge via. Sempre. Non è in grado di presentarsi disarmato, perché è un debole.
Le persone forti cadono ma si rialzano. Sono sostenute da tutti e le loro idee sono sempre immortali.

di Lapenna Daniele


Vigliacco d' un Mafioso
di Lapenna Daniele


Ciao, signor Mafioso
lo sai che so chi sei?
Sei così pericoloso
che fai paura anche agli Dèi
non montarti la testa
non voglio complimentarmi
ma rovinarti la festa
pur se vorrai ammazzarmi.

Sistemato l' esplosivo
fuggi via all' istante
il silenzio non più privo
d' un boato devastante
sei lontano e soddisfatto
gioioso e iracondo
orgoglioso del misfatto
idiota a tutto tondo.

Non contento torni in loco
impugnando una beretta
ti avvicini poco a poco
la tua mira è perfetta
un colpo alla testa
al cuore e ai polmoni
fuggi via a far festa
progettando ritorsioni.

Hai visto il tuo attacco?
Attui il colpo e fuggi via
poiché sei così vigliacco
aggirando la polizia
e non vedi la debolezza
l' inutilità della tua vita
la dignità ti si spezza
la stupidità è infinita.

Se sei coraggioso
perché non vieni disarmato?
È un gioco pericoloso
ma la paura ti ha fermato
mentre io ricostruisco
e riparto senza botti
quel che faccio lo finisco
l' importante è che io lotti
mentre tu, sei un fifone
scappi come una preda
non reggeresti la discussione
fa' che io non ti veda
perché mi potrai ammazzare
e il mio corpo sparirà
ma infinito è il lottare
dell' idea di Libertà.


Poesia protetta da Copyright ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633 Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni

A questo link
http://www.scrivere.info/poeta.php?idautore=4020  trovate tutte le poesie pubbliche
A quest' altro link, invece,
https://drive.google.com/open?id=1lBqgj_ujaKuBPN9ICgg6AWWRSV5SvFX7
trovate il file scaricabile gratuitamente in formato PDF di tutte le poesie pubblicate negli ultimi anni.

lunedì 7 gennaio 2019

Vuoi seguire la vera meditazione? Non stare seduto, ma alzati in piedi


Nel mio ultimo libro "La felicità è nelle tue mani" dove spiego come dovrebbe esser applicato il Buddhismo ai giorni nostri, ho cercato di descrivere la vera utilità della Meditazione nella vita di tutti i giorni anziché quella seduta.

Sono molti a praticare la meditazione seduta o seguire dei trainer facendo sedute di gruppo nel meditare da seduti: controllo della respirazione, rilassamento della mente e del corpo, raggiungimento della serenità.
Non c'è dubbio: la meditazione aiuta a combattere l' ansia, l' agitazione, la tristezza,... ma è davvero la soluzione alle nostre sensazioni brutte e pesanti che ci colpiscono troppe volte?

Come ho riportato nel libro, effettuare anche 2 ore al giorno di meditazione seduta è completamente inutile se non si segue la Meditazione nella vita quotidiana da... in piedi.
MEDITARE IN OGNI ISTANTE
Se dopo due ore di meditazione seduta ti alzi, scendi per strada e perdi le staffe con il primo che incontri, secondo te, è servito a qualcosa stare due ore seduto, respirando in maniera consapevole, rilassandosi?
Se restiamo nel nostro corpo, nella nostra mente e nei nostri pensieri quando abbiamo a che fare con le altre persone non riusciremo mai a comprendere esattamente le cause delle parole e azioni altrui e men che meno delle nostre. Osservare gli altri è fondamentale per capire sè stessi.

La vera meditazione è quella che si applica quando non siamo fermi fisicamente. Anche il Buddha spiegava che sedersi, alzarsi e atteggiarsi a guru o a santo non serve a nulla se si perde il controllo con la prima persona che incontriamo o nella prima situazione difficoltosa che affrontiamo.
Non conteggiando le ore in cui dormiamo, in tutte le altre agiamo secondo dei pensieri: ecco quando dobbiamo meditare!

Se stiamo eseguendo un lavoro, dobbiamo esser presenti mentalmente per non sbagliare o, se sbagliamo, capire che abbiamo sbagliato e come rimediare. Se il datore di lavoro ci si rivolge malamente, anche lì è necessario meditare: comprendere le cause delle parole del nostro superiore, capire se sono dettate da un nostro errore o da un suo pregiudizio o da problemi che si è portato sul posto di lavoro, e soprattutto sapere come agire per evitare di provocare la sofferenza in noi e negli altri. Questo perché l' unico obiettivo che si prefisse il Buddha era quello di eliminare la sofferenza.

Che l' illuminazione - ovvero l' istante in cui capiamo come comportarci, non cadiamo più in preda alla rabbia, trasmettiamo serenità, siamo la gioia - sia alla portata di tutti e sia raggiungibile da soli, senza un maestro che ci dia dei superpoteri, è una cosa che il Buddha aveva detto più volte.

Se vogliamo meditare bene, stiamo seduti il tempo per rilassarci, ma poi rimettiamoci in piedi, camminiamo, parliamo, ascoltiamo e... viviamo al meglio la nostra vita.

di Lapenna Daniele